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per un’antropologia inattuale

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Francesco Remotti

per un’antropologia inattuale 

L’inattualità di cui questo libro intende fare l’elogio rimanda a quella distanza necessaria che, come sosteneva Nietzsche nelle sue Considerazioni inattuali, serve a non rimanere intrappolati nel proprio presente. E’ in questo scarto, in questa profonda inadeguatezza, che l’antropologia culturale trova il suo territorio elettivo. Lungi dall’essere quegli esperti dell’immediatezza che il paradigma contemporaneo vorrebbe imporre, gli antropologi possono offrire i loro contributi più preziosi solo grazie e uno sguardo che si attarda su quegli “altrove” in cui l’antropologia si è da sempre aggirata. Non si tratta di un esotismo inconcludente. L’autore è persino disposto a accettare l’appellativo di “anima bella”, purché ci si renda conto che non si tratta di una fuga, ma dell’esigenza di frequentare quegli altrove per meglio mettere a fuoco le peculiarità del nostro tempo. Continuando pervicacemente a esplorare l’inattualità, gli antropologi saranno in grado di garantire la sopravvivenza culturale delle forme di umanità che la storia ha distrutto e nel contempo garantire la dignità, l’autonomia, la significativtità del proprio sapere.  

Elèuthera, 2014, euro 13,00

 

 

 

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